FONDAZIONE GABRIELLA FERRICCIONI

Gabriella,

ultimamente ti accompagnavi con un’agenda, nella quale andavi componendo un tuo piccolo libro.
Confidavi, come i poeti, che le parole una volta scritte cominciassero a vivere e potessero raccontare la vita di ogni persona come l’impronta di un andare semplice e grandioso, al modo delle stelle.
Questa volta le parole ti servivano per raccontare la tua vita e convincere coloro che amavi che avevi abbastanza coraggio per ogni volo.
Hai lasciato, come sempre, istruzioni precise, affinché questo libro fosse non tanto un ricordo, quanto un viatico.
Hai scritto pure che volevi che io aggiungessi qualcuna delle mie parole alle tue.
Gabriella, è da quest’estate che mi esercito, un poco ogni giorno, a scrivere questa pagina.
Pensavo che avessi bisogno di qualcosa di largo, d’alto d’aria per venirmi a parlare.
Pensavo che ti piacesse il rotondo del mare, la natura calda e bagnata dove il corpo si distende e prende respiro.
Forse anche tu, da un’altra parte, dopo lo stremo degli ultimi mesi, facevi sosta e riprendevi fiato. Nell’estasi tua forse guardavi il mio stesso mare e lì ci saremo incontrate, in un punto di pace e di colore puro. Allora tutte le parole si sarebbero sciolte.
Gabriella, sono passati giorni su giorni, ma di fronte al mare io vedevo il niente di sopra e di sotto, il niente di dentro.
Ed ogni volta una morsicatura al cuore mi diceva che non c’eri più, ed io mi esercitavo al nulla. …

Lucia Tancredi